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Anadi Mishra

Frutto di una spora d’induismo attecchita nella culla della cristianità, Anadi “Hagi” Mishra nasce a Roma da un bramino e da una romano-torinese, sotto il pontificato di Paolo VI, nel 1972. Disneyano compulsivo, impara a leggere su Topolino ben prima di cominciare ad andare a scuola. Ha sempre desiderato fare lo sceneggiatore di fumetti, solo che non se n’è mai accorto, infatti ha finito per fare il musicista e il giornalista. Si balocca con le parole, scrivendo racconti brevi, lunghi, medi e due romanzi, se per necessità emotiva o vanità, è ancora al vaglio degli inquirenti. Sin dalle elementari manifesta un vivace interesse per la storia. Alla maturità porta italiano e storia e si laurea in storia alla Sapienza di Roma (dimostrando che un 110 e lode in lettere non si nega davvero a nessuno). Smette con la musica nel 2011 e, contestualmente, vince un Dottorato di Ricerca in Civiltà e Culture dell’Asia e dell’Africa presso La Sapienza, con un progetto sulle identità in transito e sulla rappresentazione diasporica nella letteratura Indo-Anglicist. Cose serie. Allo stesso tempo genesista e pinkfloydiano, ama: Howard Hawks e George Cukor, Brian Blade, Barney Kessel e Donald Fagen, Philip Roth, Trevanian, Ellroy e Simenon, Dylan Dog e Bill Evans e la Scuola di Canterbury. Però impazzisce per Zombie, l’amico di Eta Beta. Tiene un blog (http://lasezioneaurea.wordpress.com) su cui verga il suo cyber-spleen a sfondo laziale.

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I libri di Anadi Mishra

ISDT---PER-SITO

Il sangue di TrilussaAlcheringa, 2015
La reazione che ci si aspetterebbe al termine della lettura di un noir non è minimamente correlabile a una risata. Si sarebbe più disposti al sospetto, alla tensione, all’adrenalina. Invece non è mai da escludere che il riso e il sangue possano mescolarsi così naturalmente, come se possedessero eguale densità. È proprio l’amalgama tra questi elementi che trascina il lettore a divorare Il sangue di Trilussa: sarà per la capacità di mimesi di una realtà contemporanea che delinea con cura i personaggi nella loro vita narrativa, sarà perché per una volta non si tratta solo di scovare l’assassino, sarà per l’estrema capacità di Anadi Mishra di utilizzare una voce pregna di personalità… Ma senza dubbio Il sangue di Trilussa si connota come entusiasmante e coinvolgente perché costruito sul subitaneo precipitare di eventi, maturati dall’imprevedibilità del destino e dall’istinto-pazzia dell’uomo. Poi c’è l’intreccio, l’ingranaggio che quando si parla di noir deve saper girare, oliato, senza scricchiolii. Qui tutti i fili dipanati dai protagonisti e dai personaggi laterali si ricongiungono sempre, lasciando al lettore la sensazione di una sinfonia ben eseguita. Ma se la struttura di fili appare cartesiana, il meccanismo – come voluto dall’autore – segue una logica di cerchi concentrici: un occhio narrante che punta dapprima a essere largo e sfocato, per poi farsi abbagliante, inquadrando il cuore, fino a scemare ancora verso lo smerigliato delle periferie, incontro a una conclusione amara ma coerente.
Il sangue di Trilussa non vuol essere un giallo da spiaggia né un noir dai toni cupi e orrorifici; si propone invece di raccontare una Roma post-pasoliniana con la sua gente, quelle misere parabole di esistenza avviluppate a soldi e ad amori a due dimensioni: vite che possono perdersi per una freccia al cuore o prosperare se si manovrano le giuste pedine che sospingono il sistema mondo.
  • Genere: Noir
  • Pagine: 288
  • Editore: Alcheringa
  • Anno: 2015
  • Prezzo: 12,50 euro
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